Il 2014 e il pelo del lupo

Il 2014 e il pelo del lupo

E' la cena di Capodanno, siamo ancora agli antipasti e ho già le palle a terra. Riunitosi attorno al tavolo un conciliabolo di attempati zii e cugini, dopo il fuoco di fila delle domande circa il lavoro e la data del mio supposto matrimonio (risposta: “12 Giugno 2026, non prendete impegni”), vengo sottoposto ad un incessante martellamento sul tema dei giovani ai tempi di facebook, e io chiedo già soccorso ai re magi in marcia  verso la grotta del bambin Gesù.
 
Da dietro le colline delle differenze generazionali, sparati da sapienti sessantenni che non sanno neanche aprire una mail, piovono devastanti colpi da 120 millimetri di moralismo: i giovani con i social network non comunicano più, sono molto più soli, non escono di casa, le amicizie vere si perdono e bla, bla, bla. Tutto per dire che ai tempi loro si, che si stava da Dio, non come oggi. Se si potesse ripercorrere a ritroso il filo dei “si stava meglio prima” di generazione in generazione, sono sicuro che il periodo più felice per l'umanità risulterebbe il paleolitico.
 
Mentre vedo i miei testicoli rotolare sotto al tavolo spero con tutte le mie forse che nessuno li calpesti (nel 2027 vorrei avere un figlio) tengo duro e cerco stoicamente argomenti stuzzicanti per non intossicare la serata di banalità: tiro dentro la festa pagana del Sol Invictus come precursore del Natale, i Saturnalia con scambio di regali tra schiavi e padroni come precursori dei nostri regalucci. Macchè. Manco per il cazzo: agli zii interessa parlare delle devastazioni del demoniaco internet. Fino a che, finalmente, la mezzanotte mi svincola da questo supplizio aprendomi le porte del 2014.
 
Per stasera ho ricevuto su facebook 34 inviti per serate, veglioni, feste e rallegramenti di capodanno, il che mi potrebbe indurre a sentirmi una persona famosa, se non fosse che per la maggior parte provengono da persone che non conosco. Il grande pregio di tutto questo, vorrei dirlo agli zii, è che così non devo sorbirmi gli sms, le telefonate e gli agguati che fino a qualche anno fa subivo da più o meno improvvisati p.r. che mi volevano propinare le loro prevendite attraverso l'applicazione di avanzatissime strategie di marketing, quali slogan tipo “me ne sono rimaste pochissime, ne ho tenute da parte alcune per te, ma se le vuoi devi dirmelo ora” (lo chiami alle tre di notte e ne ha ancora 4 blocchetti), “c'è questa serata bellissima: tutti amici, niente cozzali” (ci trovi direttamente le scimmie), “Masseria Pinco pallo. Tutte le altre sono solo serate” (arriverà la polizia municipale alle due e mezza a far sbaraccare tutto). Questo gli zii del cenone mica lo sanno, come non sanno di tutte queste masserie/casali/agriturismi che mai sono stati sentiti prima del capodanno e mai più si sentiranno dopo, altro che castello dei fantasmi.
 
D'altronde, gli zii non sanno neanche delle menate che frullano nella testa delle persone a fine anno, e circolano a piede libero tra modem e adsl intorno al 31 Dicembre, condivise sui social network e pienamente accessibili all'altrui persona: bilanci dell'anno appena trascorso, progetti, obiettivi futuri, sogni e aspirazioni non fanno in tempo ad essere formulati che subito vengono postati, manifesti pubblici della vita a venire, piani di rientro di esistenze in rosso, “all in” di esseri umani che dichiarano, almeno a parole, che l'anno che verrà sarà spaziale, denso di eventi determinanti, punto di svolta del tempo che ci è dato vivere. Gli zii non sanno neanche che tutto questo avviene, ma se sapessero casserebbero e sentenzierebbero, ma non per invidia di una gioventù ormai sfumata, bensì perché conoscono bene questi propositi e queste imprescindibili scelte di vita: a decine ne hanno già formulate e tradite, a centinaia viste sbandierare e ancor prima di Febbraio ammainare. In loro non ci sarebbe giudizio o condanna, ma unicamente pietà. Pietà per quelle promesse fatte e mai mantenute, cadute sotto i colpi della debolezza umana incapace di far unitario e costante fronte dinnanzi al plotone schierato delle vicende umane, che spara e non prende fiato mai, neanche a Capodanno. Non sanno, dicevo, gli zii...o forse sanno fin troppo bene, ed ecco spiegato questo estremo gesto di protezione verso una generazione spaventata dal futuro quanto lo è la loro dal passato. Gesto che verrebbe frainteso e non capito, passato per l'ennesimo strale di vecchi bacucchi che vivono di ricordi che vanno in anno in anno sfumando, e così è, poiché a nessuno verrebbe mai (e anzi ognuno ben si guarda dal farlo) di scorrere quel social network fino al dicembre del 2012, per scorgere i propri propositi, bilanci e progetti per l'anno a venire, onde non scoprire che non sono stati ottenuti e forse neanche perseguiti per più di un mese. Meglio condividere la memoria corta con gli anziani.
 
E allora, amici e amiche, che ben venga quel che viene nel 2014, e vada in pace, senza condanne o trionfalismi, il 2013. Siamo e sempre rimarremo noi stessi, con tutte le nostre debolezze e virtù, e sempre noi ci troveremo, e va bene così, ogni anno, umanamente e innocentemente, a disquisire dell'anno che è passato e di quello che verrà, sempre speranzosi di essere persone migliori con una esistenza più serena. E non è detto che un poco ci si riesca pure, accettandoci per quello che siamo, con le nostre piccole e immense devastazioni e glorie, tra cui ebbene si, c'è anche il sermone degli zii a cena..
Buon 2014!
Filippo Campobasso
filippo.campobasso@libero.it
http://lasacrascimmia.wordpress.com/

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